Una sanità uguale per tutti

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Noemi Paolucci

Una sanità uguale per tutti

La pubblicazione di Una sanità uguale per tutti segna il ritorno di Rosy Bindi a un tema che ha inciso in profondità la sua storia politica e istituzionale: la difesa del Servizio Sanitario Nazionale come bene comune, irrinunciabile presidio di uguaglianza e giustizia sociale. Il volume – dedicato a Flavia Franzoni e Giovanni Bissoni, due figure che hanno lasciato un’impronta forte nella costruzione e nella gestione del sistema sanitario pubblico – è insieme memoria, riflessione e proposta. Bindi ripercorre le origini del Servizio sanitario nazionale, le riforme che lo hanno reso un modello ammirato a livello internazionale e le controriforme che ne hanno incrinato i principi, interrogandosi sulle sfide di oggi: dal definanziamento alla frammentazione territoriale, fino al rischio di diseguaglianze crescenti nell’accesso alle cure.

Recensione del libro di Rosy Bindi (Solferino Libri, 2025)

Il libro si apre con una dedica che è già una dichiarazione di intenti: a Flavia Franzoni e Giovanni Bissoni. La prima, moglie di Romano Prodi, è stata docente di Servizio sociale e per anni impegnata in prima linea nel volontariato e nelle politiche di welfare; il secondo, dirigente sanitario e assessore alla sanità in Emilia-Romagna, ha contribuito in maniera decisiva a costruire un modello di servizi territoriali che ancora oggi viene considerato un’eccellenza nazionale. Nel ricordo di queste due figure, Rosy Bindi colloca la sua riflessione in una cornice etica e politica che intreccia biografie, esperienze di governo e valori di giustizia sociale.

Il primo capitolo, Riforme e controriforme, rappresenta una bussola storica. Qui Bindi ricostruisce la nascita del Servizio sanitario nazionale con la legge 833 del 1978, frutto di una stagione politica in cui il diritto alla salute fu inteso come diritto fondamentale e universale, in linea con l’articolo 32 della Costituzione. L’istituzione del SSN segnò una svolta radicale: dal sistema mutualistico frammentato e corporativo si passò a un impianto universalistico, finanziato dalla fiscalità generale e accessibile a tutti, indipendentemente dal reddito o dalla condizione lavorativa.

Bindi sottolinea come quella riforma sia stata resa possibile da una forte volontà politica, sostenuta da un’ampia convergenza parlamentare e da movimenti sociali che avevano posto con forza il tema dell’uguaglianza. Ma la storia successiva, osserva l’autrice, è stata segnata da una lunga serie di “controriforme”: aggiustamenti normativi, tagli, riforme federaliste e interventi di contenimento della spesa che hanno progressivamente minato l’impianto originario. L’autonomia regionale, se da un lato ha favorito sperimentazioni virtuose, dall’altro ha accentuato le disuguaglianze territoriali, creando un’Italia a più velocità sul terreno della salute.

Proprio nel ricordo degli anni in cui lei stessa fu chiamata a guidare il Ministero della Sanità (1996–2000), Bindi offre una testimonianza preziosa. È un passaggio che conferisce al libro una dimensione autobiografica: non solo analisi storica o proposta politica, ma anche esperienza diretta delle difficoltà di governare un settore complesso, segnato da pressioni economiche e resistenze burocratiche. In quegli anni vennero introdotti strumenti che ancora oggi incidono sulla vita quotidiana dei cittadini, dalle carte dei servizi ai protocolli di sicurezza, dal potenziamento dell’assistenza territoriale al primo dibattito sull’accreditamento delle strutture private.

L’autrice non tace le contraddizioni di quella stagione. Anzi, riconosce che alcune scelte, pur pensate come strumenti di efficienza, hanno aperto spazi a dinamiche che in seguito hanno favorito la crescita del privato a scapito del pubblico. Ma proprio questa autocritica restituisce forza al messaggio del libro: la sanità non è mai neutrale, e ogni atto normativo riflette una visione politica. Governare la sanità significa scegliere da che parte stare.

Il volume, nel suo complesso, ripercorre la storia e le sfide del Servizio Sanitario Nazionale – a partire dall’operato di Tina Anselmi che, da Ministra della Sanità, si impegna per l’approvazione della prima legge in merito – sottolineandone il carattere universalistico come conquista civile e al tempo stesso come terreno costantemente insidiato. Con il rigore che le è proprio, Bindi smonta la retorica di una sanità “sostenibile” solo attraverso privatizzazioni e ticket, rivendicando invece l’idea di un sistema pubblico capace di rinnovarsi e rispondere ai bisogni emergenti.

Non mancano pagine severe contro le disuguaglianze territoriali e l’inerzia di una classe politica che troppo spesso ha ceduto alla logica dei bilanci a scapito della tutela dei cittadini. Bindi descrive con precisione la frattura tra Nord e Sud, dove i livelli essenziali di assistenza restano spesso inattuati, e mette in guardia contro una “secessione sanitaria” silenziosa che rischia di cancellare il principio di uguaglianza.

Il libro è al tempo stesso memoria e proposta: memoria di una stagione in cui la politica seppe farsi carico del bene comune, proposta di un rilancio che non può prescindere da investimenti strutturali, personale valorizzato e una visione integrata fra ospedale e territorio. La pandemia di Covid-19, evocata in più passaggi, ha reso evidente la fragilità di un sistema ridotto all’osso da anni di sottofinanziamento, ma ha anche dimostrato che la sanità pubblica rimane l’unico argine credibile di fronte alle emergenze.

Dal punto di vista giornalistico, ciò che colpisce è la chiarezza con cui l’autrice lega le vicende del SSN alla qualità stessa della democrazia italiana. Non si tratta solo di numeri e reparti, ma del patto sociale che definisce chi siamo come Paese. È qui che la dedica iniziale trova il suo senso più profondo: ricordare Franzoni e Bissoni significa richiamare tutti a una responsabilità collettiva.

Pur non mancando passaggi fortemente critici – ad esempio verso il crescente ricorso alla sanità privata, l’allungarsi delle liste d’attesa e la difficoltà di trattenere personale qualificato nel sistema pubblico – il tono del libro rimane costruttivo. È un testo che invita al dibattito pubblico, e che obbliga chiunque si occupi di politica a confrontarsi con una domanda essenziale: la salute è davvero un diritto universale, oppure è già diventata un bene di mercato?

In tempi di medici che abbandonano le corsie pubbliche per condizioni lavorative insostenibili e cittadini costretti a rivolgersi a strutture private per ricevere cure tempestive, Una sanità uguale per tutti appare come un richiamo puntuale e necessario. Un contributo lucido, scritto da chi conosce dall’interno i limiti e le potenzialità del SSN, e che oggi più che mai ci chiede di scegliere da che parte stare.

La recensione del libro in PDF

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