Il dibattito sui titoli di studio europei rappresenta una nuova frontiera dell’integrazione europea. Dopo decenni di cooperazione accademica, dal programma Erasmus al Processo di Bologna, dai titoli congiunti alle alleanze tra università, l’Europa si trova oggi di fronte alla possibilità di compiere un salto di qualità: passare dal coordinamento tra sistemi nazionali alla costruzione di un quadro più autenticamente europeo per l’istruzione superiore.
Questo paper analizza questo passaggio alla luce del più ampio dibattito sul 28° regime. Applicato all’università, un quadro regolatorio europeo potrebbe offrire una base giuridica comune per il riconoscimento, l’accreditamento, la governance e il finanziamento di titoli di studio realmente europei, superando alcune delle frammentazioni che ancora limitano l’integrazione accademica.
Le lauree europee non vanno quindi considerate soltanto come strumenti tecnici per facilitare la mobilità o costruire curricula transnazionali. Il loro significato è più profondo: possono diventare uno degli strumenti attraverso cui l’Europa può rafforzare la propria capacità strategica nei campi della conoscenza, della ricerca, dell’innovazione e della formazione delle nuove generazioni.
I titoli di studio europei riguardano, dunque, non solo i diplomi, ma il tipo di Europa che si intende costruire: uno spazio ancora fondato prevalentemente sul coordinamento tra Stati, oppure un progetto politico, culturale e intellettuale comune, capace di investire direttamente nel futuro dei propri cittadini e delle proprie cittadine.