Noi siamo i tempi. La chiesa di Francesco e Leone nel mondo a pezzi

Federico Smidile

Noi siamo i tempi. La chiesa di Francesco e Leone nel mondo a pezzi

Federico Smidile firma una recensione intensa e appassionata del nuovo libro di Marco Damilano, Noi siamo i tempi. La chiesa di Francesco e Leone nel mondo a pezzi. Attraverso una lettura attenta e coinvolta, la recensione mette in luce il cuore politico, spirituale e culturale del volume, soffermandosi sul rapporto tra la Chiesa di Papa Francesco e Papa Leone XIV e le grandi tensioni del mondo contemporaneo.

Recensione del libro di Marco Damilano (Mondadori 2026)

Il libro di Marco Damilano ha un “difetto”: una volta che si inizia a leggerlo non ci si stacca più sin quando non è finito. E si tratta di un volume di oltre 300 pagine, denso e, sia pure scritto con stile comprensibile per il lettore medio, molto denso e ricco di dati, analisi, osservazioni profonde e complesse che richiedono attenzione e studio.

Eppure, si legge come un romanzo, ma non è un romanzo. O meglio non è un testo romanzato: quello che viene raccontato in queste pagine è la realtà che stiamo vivendo in questi anni. Una realtà sempre più difficile, temibile, con soggetti totalmente fuori controllo e convinti che solo la forza bruta faccia diritto, il cui principe è Donald Trump circondato da figure come J. D. Vance, inquietanti quanto e più di lui, che sembrano trovare opposizione solo nella Chiesa disarmata di oggi.

In maniera diversa come stile, ma con la stessa determinazione, Papa Bergoglio e Papa Prevost, infatti, si ergono, con mitezza e con quella fragilità che li rende forti, contro coloro che hanno distrutto qualunque forma di aggregazione internazionale e che puntano a imporre la legge del più forte, la loro, come se il mondo non avesse visto a cosa porta questa legge brutale.

E contro Francesco e Leone si sono alzate voci anche interne alla Chiesa, con una critica violenta alle loro azioni che mai si era vista, o almeno mai si era tanto diffusa, “grazie” ai social che ormai sono tanto capillari e capaci di confondere realtà e finzione da essere vere armi improprie, non solo di distrazione, ma anche di distruzione.

Damilano racconta l’offensiva di istituti religiosi che di religioso hanno ben poco, e che hanno cercato di sfruttare la tragedia della pedofilia per colpire Francesco e Leone, accusati di coprire colpe gravissime. Accuse infondate, ma che scavano sfiducia nell’opinione pubblica, o almeno questo è l’obiettivo di chi queste accuse muove.

Francesco è stato paragonato agli antipapi, mentre Leone viene attaccato con ferocia mai vista dai tempi di Napoleone perché “fa il Papa”, ossia rifiuta la guerra, parla di pace e offre anche la mediazione della Santa Sede per eventuali incontri tra nemici.

Come accaduto durante la Presidenza Obama, quando fu proprio il Vaticano sede di una serie di colloqui tra statunitensi e cubani che giunsero a un accordo per l’inizio di nuovi rapporti, accordo ovviamente cancellato dalla violenza dell’attuale Presidente statunitense.

Il quale, Trump, come osserva bene Damilano, si circonda non solo di personaggi come il convertito Vance, che pretende di insegnare teologia a Papa Leone, ma anche dei signori di internet, pronti a offrire ogni cosa, soprattutto i nostri dati personali, al nuovo imperatore. In particolare, il libro ci offre un ritratto della cupa figura di Peter Thiel, che in Italia è stato causa di un nuovo scontro tra Papa e imperatore, perché Leone ha imposto che le conferenze di Thiel non si svolgessero nella sede dove lui stesso, Prevost, aveva studiato. Può apparire cosa da poco ma non lo è.

Thiel era venuto a parlare di “anticristo”, sempre nell’ottica parareligiosa che contraddistingue l’Amministrazione Trump. Un’ottica da crociata, respinta con forza da Francesco e da Leone (nome evocativo, non solo per il Papa della Rerum novarum, ma anche per quel Leone Magno che seppe fermare Attila!).

Il libro ricorda, tra l’altro, che Thiel è tra i fondatori di una società di software che dal 2003 sviluppa piattaforme per integrare, incrociare e analizzare grandi quantità di dati provenienti da fonti diverse. Una società che ha un nome evocativo e non certo positivo: Palantir.

Per un lettore del Signore degli Anelli suonano improvvisamente tutti gli allarmi rossi possibili e immaginabili. Infatti, il Palantir è una pietra che consente a Sauron, il Signore oscuro, di conoscere i pensieri di chi abbia l’imprudenza di guardare in quella pietra, e di controllare la sua volontà. Per la precisione, nel romanzo Sauron riesce a usare la pietra detta “Palantir” per influenzare, ingannare, dominare psicologicamente chi entra in contatto con lui attraverso la pietra stessa.

Chiamare “Palantir” questo software di raccolta dati, dunque, è di una chiarezza notevole sugli intenti del fondatore, l’unico a non voler apparire troppo accanto a Trump, quasi per mantenere la sua fama di Signore oscuro, apparsa evidente anche a Prevost.

Donald Trump, Damilano lo osserva con finezza, ha particolari motivi per temere il Papa, che è statunitense come lui e ha tutto il diritto, non solo come Papa, di esprimere il suo “no” alle politiche contro i migranti, e alla mania guerrafondaia che sta trascinando il mondo non in una terza guerra mondiale “a pezzi”, come diceva Papa Francesco, ma in una guerra globale dagli esiti incertissimi.

Ma il libro non è solo (e sarebbe già molto!) questo. Damilano racconta anche i luoghi dove Prevost e Bergoglio sono nati e hanno vissuto, evidenziando le loro origini, la loro formazione, e anche i loro legami, pur nella differenza di stile e a volte nelle difficoltà che avevano avuto a capirsi.

Ma è stato Francesco a volere Prevost a Roma, a crearlo cardinale, a sceglierlo, dal gennaio 2023, come prefetto del Dicastero per i Vescovi, cioè come responsabile dell’organismo che segue la selezione e la nomina dei nuovi vescovi nel mondo: una delle posizioni più delicate della Chiesa cattolica. Appare, quindi, infondato il tentativo di mettere in contrapposizione i due Papi, tentativo messo in atto grazie anche alla goffaggine e impreparazione di certi media che sono riusciti addirittura a parlare di Papa “trumpista”, per poi trasformare Leone XIV in “comunista”.

Nulla di questo nel libro di Damilano, che oltre ad essere, come detto, leggibile come un romanzo, può servire, se il lettore ha voglia, a conoscere senza pregiudizi e senza “danbrownismi” la situazione della Chiesa, e non solo della Chiesa, in questi anni sempre più aspri.

La recensione del libro in pdf

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