L’orchestra di Goebbels. Ordini e veline alla stampa per manipolare le masse

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Federico Smidile

L’orchestra di Goebbels. Ordini e veline alla stampa per manipolare le masse

Nel suo nuovo saggio L’orchestra di Goebbels. Ordini e veline alla stampa per manipolare le masse, Giovanni Mari affronta con rigore e coraggio uno dei nodi più inquietanti della storia europea: la sistematica falsificazione della realtà operata dal Ministro della Propaganda del Terzo Reich. Attraverso una lucida analisi di documenti originali e ordini alla stampa, Mari mette a nudo le tecniche comunicative che hanno reso possibile l’indicibile. Ma il suo lavoro non è solo una ricostruzione storica: è un monito. Perché, ci ricorda l’autore, «l’abisso dell’informazione può riaprirsi». E spetta a chi scrive, oggi come allora, avere il coraggio di dire no.

In premessa al libro l’autore, giornalista e studioso delle tecniche comunicative del Ministro della Propaganda di Hitler, spiega perché leggere Goebbels. Già… perché leggere la prosa vile e infame di uno degli uomini più nefandi mai apparsi, di chi sarebbe troppo onore chiamare “demonio”. Perché studiare pagine e pagine nauseanti che grondano odio e che sono state una delle cause dirette dei crimini nazisti, e dell’acquiescenza, se non della collaborazione dei tedeschi, non solo di quei «volenterosi carnefici di Hitler. I tedeschi comuni e l’Olocausto» di cui parlava già nel 1996 Daniel Jonah Goldhagen, ma di tantissimi cittadini che potremmo definire per bene ma che tacquero perché tanto la loro vita non sembrava sarebbe cambiata con la presa del potere dei nazisti e del signore della falsificazione Goebbels. Invece è prezioso il lavoro di Mari, le sue precise analisi e la pubblicazione di decine di articoli, veline, ordini alla stampa, che consentono di comprendere il quadro, un quadro che non è solo valido per allora ma che serve anche oggi.

Perché il passato non torna eguale ma conoscerlo non è solo un, importantissimo, fatto culturale, a maggior ragione oggi quando i testimoni stanno lasciando il campo e nuove generazioni potrebbero incorrere in errori/orrori analoghi e diversi. Questo è certo un motivo importante ma Mari ne identifica un altro altrettanto fondamentale: l’autore ricorda che il linguaggio dei media può avere caratteri in grado di svelare derive pericolose, anche oggi e nel futuro immediato. Vi sono tanti elementi che, se combinati al modo “giusto” da qualche apprendista stregone, possono portare a nuove distruzioni della verità.

Una “verità” con la minuscola, ma non per questo meno decisiva. La verità dei fatti che vengono stravolti e utilizzati a rovescio per la conquista o la conservazione del potere. Negli scritti di Goebbels troviamo tutti gli argomenti utili alla costruzione di meta-verità, elementi validi ancora oggi, anche se ovviamente coniugati secondo i nostri tempi.

Mari ricorda trattarsi prima di tutto di questioni che hanno a che fare direttamente con il sistema della comunicazione, oggi ancora più pervasivo di quanto già non fosse nel 1933. E la lettura degli scritti di Goebbels «consente di osservare l’abisso dell’informazione per contrastare eventuali nuovi inabissamenti. Conoscere gli strumenti delle menzogne e della mistificazione può aiutare ogni cittadino (e ogni giornalista). Basta indagare su una questione nitida come l’Olocausto per verificare come diverse e pesanti aberrazioni storiche si manifestano ancora oggi nella loro traumatica portata (…). Svelare le menzogne sugli ebrei dettate dai nazisti a tutti i giornalisti dimostra che chiunque oggi abbia atteggiamenti antisemiti anche solo verbali, porta con sé e ripete le stesse teorie propinate da Goebbels».

Il libro ripercorre la carriera di Goebbels come propagandista, ed evidenzia in particolare il rovesciamento di paradigma voluto dai nazisti e ottenuto dal Ministro nei confronti della stampa. Con le leggi, con la violenza, ma anche con tanta pigra acquiescenza da parte di giornalisti, direttori ed editori che forse trovavano negli ordini nazisti la scusa per fare e dire quello che sentivano davvero, Goebbels impone che la stampa non sia «il cane da guardia del potere», l’occhio attento che giudica i potenti e avvisa i cittadini. No. La stampa diventa cinghia di trasmissione tra la volontà di un Governo assoluto e il “popolo”, entità astratta e immaginaria che per i nazisti deve essere “educata”, e non informata.

La stampa non deve disturbare ma deve obbedire, eseguire le veline puntigliosamente diramate da Goebbels e dai suoi scherani, con un metodo, quello del martello che cancella ogni giorno la verità per creare un mondo mistico e immaginario dove ci sono i buoni, gli ariani, e i cattivi, tutti gli altri, in particolare gli ebrei.

Con grande attenzione Mari pubblica decine di disposizioni e di ordini che Goebbels dà alla stampa dalla presa del potere nel gennaio 1933 sino alle ultime ore del regime, anche dal bunker della Cancelleria dove Hitler si è ucciso e il fanatico ministro è stato Cancelliere per tre giorni. Sino in fondo Mari ci mostra il linguaggio e le modalità di negazione e creazione della realtà, in campo militare, nella vittoria come nelle sconfitte, ma soprattutto nella terrificante lotta contro gli ebrei. Questi sono accusati di tutto, e sono mostrati come potentissimi nemici storici della Germania. Proprio mentre la macchina dei campi di sterminio viaggia a pieno regime, proprio mentre milioni di donne e uomini, solo per “essere ebrei”, sono torturati, umiliati, uccisi, Goebbels dà il peggio di sé creando una propaganda che ancora oggi cola come un veleno. Gli ebrei ricchi, gli ebrei che controllano l’informazione, gli ebrei ancora e sempre bolscevichi e capitalisti assieme. Una propaganda da incubo ma che deve essere letta con attenzione.

Ogni cosa veniva sporcata dalle parole di Goebbels. Come scrive Mari: «L’abisso intaccava (…) anche la discussione del divino, tutto diventava relativo, ogni concetto veniva declinato secondo un contingente e minuscolo interesse di parte, intriso di menzogne e distorsione del reale, lasciando il campo a un unico, estero, inferno di odio».

Cosa fare per contrastare questo inferno? Mari richiama il giornalista al suo dovere. Chi comunica per vocazione e professione non può tacere, non può militare che per la verità e parlare sinché è in tempo, “nel momento del precipizio” quando ancora si può intervenire e aiutare l’opinione pubblica ad aprire gli occhi. È un’azione difficile e articolata, che può anche mettere a rischio la sopravvivenza, ma «per cominciare basta semplicemente un No», quel NO che in tanti non ebbero la forza, il coraggio, la volontà di pronunciare prima che Goebbels diventasse onnipotente.

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