Libertà fondamentali e regressione costituzionale. Perché i diritti non sono conquiste irreversibili

Libertà fondamentali e regressione costituzionale
Federico Smidile

Libertà fondamentali e regressione costituzionale. Perché i diritti non sono conquiste irreversibili

Nel suo volume Libertà fondamentali e regressione costituzionale, Carla Bassu affronta con lucidità e rigore uno dei fenomeni più inquietanti del nostro tempo: l’erosione dei principi cardine della democrazia costituzionale, anche nei contesti che si ritenevano più solidi. A partire dall’analisi delle limitazioni alla libertà di espressione, dalla condizione dei migranti e dalla persistente fragilità dei diritti delle donne, l’autrice individua una traiettoria comune che accomuna sistemi politici diversi, segnati dall’ascesa di leadership populiste e dalla crisi di rappresentanza. Il libro è qui recensito da Federico Smidile.

Carla Bassu
(Il Mulino, 2025)

Raramente il titolo di un libro è tanto evocativo e fondamentale quanto quello di Carla Bassu. Si esprime con chiarezza quello che è il leitmotiv di tutto il volume: i diritti di libertà vanno difesi costantemente e mai dati per scontati. Non esiste la possibilità di “addormentarsi sugli allori”. Ogni tempo ha i suoi pericoli, chiari o nascosti, e questo è un momento particolarmente insidioso.

La Costituzione è lo scudo dei diritti, ma a sua volta va protetta e difesa. Bassu identifica una data simbolo di un processo che sembra unire tutte le democrazie compiute, quelle liberali dalle quali ci si potrebbe aspettare una maggiore stabilità: l’11 settembre 2001. L’attacco alle Torri Gemelle e al Pentagono ha segnato una cesura tragica alla quale si è tendenzialmente risposto con una sempre maggiore inclinazione del potere costituito di restringere, in maniera spesso impercettibile ma evidente, gli spazi di libertà delle persone. Spazi che si consideravano sicuri e intangibili.

Al tempo stesso si evidenzia un’altra tendenza, altrettanto pericolosa. Le persone, colpite da queste forme di restringimento della libertà, non reagiscono; danno per scontato che si tratti di una scelta obbligata e, nel contempo, mostrano una sempre maggiore disaffezione ai sistemi democratici, dando spesso la preferenza a leadership carismatiche, che promettono soluzioni facili, e contestano i meccanismi considerati “lenti e inefficaci” della democrazia.

La giustificazione di questo processo di limitazione della libertà viene trovata nella necessità di garantire sicurezza, di rispondere alla minaccia terroristica che da ormai quasi venticinque anni grava proprio sulle democrazie liberali. Bassu non nega che la sicurezza sia essenziale, ma il fine non giustifica tutti i mezzi.

Sono molte le riflessioni che il libro suscita. Appare rilevante il ruolo che i partiti dovrebbero recuperare proprio per rispondere alla deriva populista e leaderistica che affligge le democrazie, assieme a un fenomeno che spesso viene trascurato o comunque non valutato con il dovuto rigore: l’astensionismo. Che, invece, affiancato a quello che Bassu chiama «affidamento fideistico» a leader che puntano a un rapporto, in apparenza, diretto con le persone, saltando tutte le mediazioni che sono la vera base della democrazia, evitando quello che il capostipite di questi leader definiva «teatrino della politica», è uno dei pericoli maggiori per il sistema democratico.

Il contrasto a questa linea sta nell’educazione. I valori democratici, che non sono like, si possono e debbono insegnare, costantemente, a tutte e tutti, in ogni età. Oltre a questo cardine Bassu evidenzia temi che oggi rischiano di essere trattati in forma demagogica, o addirittura ignorati. La cittadinanza è uno di questi. Prima di tutto deve esser chiaro cosa si intende con questo termine. Cittadina/cittadino è chi può esercitare il diritto di voto attivo e passivo e ha libertà di spostamento più ampia di chi non sia cittadino. Si tratta di una situazione rilevante ma che non esclude dai diritti universali coloro che cittadini non sono.

E la cittadinanza, ad esempio per quelli che i media definiscono «nuovi italiani», non è una concessione, un premio da “meritarsi”, come dice spesso la propaganda di destra. Inoltre, il tema della cittadinanza non deve essere confuso con quello dell’immigrazione, fenomeno da affrontare non in ottica emergenziale ma strutturale.

Esiste, inoltre, una vera e propria questione femminile. In teoria non vi sono più distinzioni di genere, nulla è, sempre a livello teorico, vietato alle donne. Eppure, come si legge bene in questo libro, la realtà è diversa. Certamente nel tempo si sono registrati progressi, ma insufficienti. Non solo le donne sono spesso pagate meno degli uomini pur facendo gli stessi lavori, ma continuano anche a dover sopportare il maggior carico di lavoro in famiglia, cosa che spesso viene considerata quasi “normale”, pur non essendolo. Gravissimo è il fenomeno della violenza maschile sulle donne, che è tragicamente costante nonostante gli interventi normativi.

Ma anche qui la sola norma non basta: è necessario un lavoro faticoso, costante, coraggioso, di educazione, di formazione, che poi è la vera forma di difesa dei diritti. Non bastano le leggi, pur necessarie, se non si cambia la mentalità, se non si educano tutte e tutti. Siamo ben lontani dai messaggi semplicistici, dalla dicotomia “buono” contro “cattivo”, e anche da “ma vi pare questo il momento per parlarne?”.

Sì, è questo il momento. Educazione, complessità, alfabetizzazione sono cardini della difesa dei valori democratici, sono la presa di coscienza del pericolo. La necessità di dotarsi di strumenti che ci consentano di comprendere, di affrontare e superare paure che favoriscono chi vuole ridurre (cancellare?) i diritti e le libertà, è sempre più evidente.

Bassu scrive un libro scientifico, rigoroso, e al tempo stesso appassionato. Suona l’allarme, ci invita a tenere gli occhi aperti, non nega i problemi, anzi li evidenzia, e propone possibili risposte. Un libro da studiare in senso ampio, che aiuta a pensare. Non una cosa facile oggi!

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