La frontiera ferita. Guerre, fascismo, foibe, esodo.

Federico Smidile

La frontiera ferita. Guerre, fascismo, foibe, esodo.

Nel nuovo contributo dell’Occhio sulla realtà, Federico Smidile recensisce il volume di Gianni Cuperlo La frontiera ferita. Guerre, fascismo, foibe, esodo. Il libro affronta una delle pagine più complesse e dolorose della storia del Novecento italiano ed europeo – quella della frontiera adriatica – restituendone la stratificazione storica e le tensioni identitarie senza cedere a semplificazioni polemiche. La recensione mette in luce il metodo e lo stile dell’autore, sottolineando come la ricerca storica e la riflessione civile possano contribuire a comprendere una vicenda ancora oggi carica di memoria e significato.

Recensione del libro di Gianni Cuperlo (Marietti 1820, 2026).

Il primo punto del libro che merita di essere messo in evidenza è il tono, lo stile di scrittura, che poi è analogo al modo di parlare di Cuperlo. Mai un eccesso, mai un “urlo”, e nemmeno una polemica fine a sé stessa, pure se il tema della frontiera adriatica, con al centro Trieste, causa ancora oggi polemiche e strilli inconsulti.

Cuperlo, invece, narra con pacatezza e al tempo stesso fermezza, la storia di “lassù”, come dice più volte. Una storia che è aliena da semplificazioni e da strumentalizzazioni che non sanno, non possono, non vogliono, rendere la complessità e il dolore che quei luoghi hanno visto in particolare nel terribile “secolo breve” novecentesco, ma che sono stati il frutto amaro anche di epoche precedenti.

Viene spiegato con grande chiarezza quanto sia problematico (e sbagliato) «sciogliere i nodi delle contraddizioni generate dalla storia (…). È proprio la contraddizione, il principio identitario più autentico, il perno instabile attorno al quale si dispone l’esistenza delle comunità viventi, dove i mondi si intrecciano. È sempre Raul Pupo a sintetizzarlo così. Chiunque voglia semplificare quella contraddizione perenne si rende connivente, consapevole o meno, con una tragedia destinata in potenza a rinnovarsi» (p. 126).

Il libro, che si legge tutto d’un fiato, come un romanzo ma che ha il rigore della storiografia più avanzata, evita, come detto, accenti polemici, mentre racconta, e ricorda. Vi è una profonda malinconia nelle parole di Cuperlo, che non è, però, nichilista. La storia (con la minuscola, perché quella con la maiuscola tanti danni ha fatto) passa e non dà torto o ragione (per citare quel De Gregori che anche l’autore ricorda), ma racconta e si collega alla memoria, ai “fili sparsi delle memorie”, per raggiungere lo scopo del libro che, dichiarato da Cuperlo stesso, sta nel «bisogno di non cancellare il passato, perché farlo equivale a gettare le basi del suo possibile ripetersi. Ma non cancellare quel passato equivale a conoscerlo, soprattutto comprenderlo e rispettarlo. Senza demoni in corpo» (p. 142).

In realtà questo è l’obiettivo che ha, che dovrebbe avere, ogni storico serio, chiunque scriva di storia senza volerla strumentalizzare per una parte politica di oggi, dichiarando senza infingimenti le proprie posizioni, ma raccontando il passato per quel che è, per quanto possibile, e non per quello che vorremmo fosse per i nostri interessi. E Cuperlo fa lo storico, ovviamente come tutti è di parte, ma la sua parte è la conoscenza, la verità (anche lei con la minuscola), la complessità di quel mondo di “lassù”, tanto difficile, intrecciato, doloroso eppure sempre vitale, sempre stimolante per chi vuole conoscere e capire.

Vi è poi una lunga riflessione sull’odio, su cosa possa creare, su cosa abbia creato. Non troviamo, e come potremmo, una qualche banale dichiarazione sull’odio da evitare. Cuperlo lo vede l’odio delle generazioni passate, lo ha sentito da ragazzo a Trieste, e lo studia da uomo colto e sensibile. Quell’odio è esistito, e, sottotraccia, rischia di esistere ancora oggi. Ed ecco, ancora una volta, il valore della storia, della conoscenza della complessità dolorosa delle cose, della necessità di non tagliare con l’accetta, di studiare, capire, comprendere. Sì, questo libro ha proprio questo risultato, che va oltre il pur importante tema della frontiera orientale italiana. 

Questo libro invita alla riflessione (parola che ripeto non a caso!), al pensiero, al non correre a fare il tifo pro uno o contro l’altro. La storia, ma direi anche la cultura, in generale, e la lettura in particolare, invita alla lentezza, all’analisi. Che non sono fredde creature della mente, quasi Atena partorita dalla testa di Zeus. Sono il nostro vero essere, il nostro conservarci umani, a volte troppo forse, a conoscer noi stessi e gli altri. 

Il libro di Cuperlo, quindi, aiuta anche a questo. A fermarsi un momento, a guardarci dentro, a sentire la frontiera che è in noi e che si assottiglia sempre di più in questi tempi moderni dove siamo trascinati, come Chaplin nel film omonimo, da una macchina infernale che è la fretta, macchina che porta alla superficialità e che ci espone al contagio dell’odio, nei Balcani, nel Mediterraneo, ovunque. Dunque, una riflessione a tutto campo, un picciol libro che merita lettura e rilettura. Non si può che ringraziare l’autore per la sua analisi, e per la sua rigorosa pacatezza che ci porta “lassù”, e anche “quaggiù” in noi stessi.

La recensione del libro in pdf

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