Iris, la libertà

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Iris, la libertà

Una storia che comincia con una corsa: quella di una ragazza di ventun anni, armata solo del suo coraggio, verso la libertà. Da qui prende vita il romanzo di Walter Veltroni, dedicato a Iris Versari, unica donna nella banda partigiana di Silvio Corbari. In questa recensione, Noemi Paolucci ripercorre la forza, l’amore e il sacrificio di una giovane che ha scelto di combattere, fino alla fine, per un futuro che forse non avrebbe mai visto.

Walter Veltroni
(Rizzoli – La Scala 2025)

Con Iris, la libertà, Walter Veltroni torna alla narrativa con una storia che unisce la memoria storica all’introspezione, costruendo un racconto capace di toccare corde profonde senza mai cedere alla retorica. Al centro del romanzo c’è Iris Versari, una figura reale della Resistenza italiana, ma il libro non si limita a tracciarne un profilo biografico: Veltroni intreccia realtà e immaginazione per dare voce a un personaggio che diventa simbolo di coraggio, scelta e autodeterminazione.

Nel testo, uscito per Rizzoli – La Scala nel marzo del 2025, lo scrittore ci racconta «di una giovane donna temeraria che, con il fuoco negli occhi e la libertà nel cuore, ha combattuto per la nostra democrazia», confezionando «un romanzo di amore di lotta».

Iris è una giovane partigiana romagnola che a soli ventuno anni sceglie di unirsi alla banda del leggendario Silvio Corbari. Unica donna del gruppo, affronta la guerra armata con coraggio e determinazione, pagando però il prezzo dell’emarginazione e della riduzione al ruolo di «compagna del capo». La sua relazione con Corbari è intensa e profonda, ma il destino della banda è segnato: nell’agosto del 1944, per permettere ai compagni di fuggire, Iris si toglie la vita dopo aver ucciso una SS. Il suo sacrificio sarà vano: tutti verranno catturati e i loro corpi esposti in una piazza di Forlì. Veltroni restituisce voce e dignità a una figura femminile potente, capace di scegliere la libertà e l’amore anche a costo della vita.

La scrittura, asciutta e sobria, evita qualsiasi forma di spettacolarizzazione della guerra o dell’eroismo. È proprio questa essenzialità che permette al lettore di percepire con forza l’intensità delle emozioni che attraversano Iris: la paura, il senso del dovere, la consapevolezza del rischio, ma anche l’amore e il desiderio di una vita diversa. Veltroni non costruisce un monumento, ma un ritratto vivo e umano, restituendo a Iris la sua voce e la sua complessità.

Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è il modo in cui la dimensione storica si intreccia con la riflessione sul presente. Attraverso la figura di Iris, il libro solleva interrogativi universali: cosa significa essere liberi? Quando una scelta diventa davvero nostra, e non imposta dalle circostanze? In che modo la memoria può ancora parlarci, oggi? Senza mai perdere la coerenza narrativa, Veltroni riesce a far dialogare il passato con l’oggi, offrendo al lettore uno spazio di riflessione che va oltre la pagina.

Particolarmente significativo per comprendere questo concetto è il capitolo 7, all’interno del quale il contrasto tra la vita reale della giovane Iris e i suoi sogni di libertà si fa più crudo, quasi spiacevole: «Nessuno mi aveva domandato cosa volessi, quali fossero le mie intenzioni (…). Io non combinavo niente, proprio niente, purtroppo. Mi spezzavo solo la schiena (…). Tornavo nella mia stanzetta, una specie di loculo senza neanche una finestra, leggevo il libro sull’America e immaginavo come sarebbe stato girare un film e vedere tanti posti diversi».

Proprio questi interrogativi sulla libertà si evolvono con lo scorrere stesso del testo: crescono e cambiano a seconda dell’età e delle fasi della vita della protagonista, come a sottolineare che sì, la richiesta e il prezzo da pagare possono mutare, ma essere liberi resta sempre ciò che conta di più. Perché, alla fine: «stanotte andrò a fare il mio dovere, a rischiare la mia vita. Per la libertà (…)».

Anche dal punto di vista strutturale, il romanzo è costruito con equilibrio. I dialoghi sono misurati, i passaggi introspettivi mai ridondanti, e la narrazione procede con un ritmo che alterna momenti più intimi a passaggi di forte tensione, soprattutto nelle sequenze che riguardano la vita partigiana. Il tono è sempre rispettoso, anche nei momenti più drammatici, e questo conferisce al libro una dignità rara nel panorama della narrativa contemporanea che si confronta con la Storia.

In definitiva, Iris, la libertà è un omaggio sobrio ma potente a una figura troppo spesso dimenticata e, al tempo stesso, una riflessione lucida sul significato della libertà. È un libro che parla alla coscienza del lettore, che invita a ricordare ma anche a scegliere. Allo scrittore «sembra assurdo che quella ragazza, disposta a uccidersi in questo casale, per l’uomo che amava e per i suoi compagni di lotta, fosse circondata da tanto rancore, da tanti complotti velenosi. Era donna e, nonostante fosse partigiana, veniva considerata debole. La sua fine però parla per lei, parla del suo coraggio, del suo amore per Corbari e per la libertà. Quella di tutti. Ma anche la sua».

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