Capitalismo feudale. Come liberismo e tecnocrazia hanno riportato indietro le lancette della storia

Raffaella Cascioli

Capitalismo feudale. Come liberismo e tecnocrazia hanno riportato indietro le lancette della storia

Nel nuovo numero della Rivista pubblichiamo la recensione di Raffaella Cascioli, giornalista economica, al volume di Roberto Seghetti, Capitalismo feudale. Come liberismo e tecnocrazia hanno riportato indietro le lancette della storia (Laterza). La recensione ricostruisce con precisione l’impianto del saggio, soffermandosi sulla tesi centrale dell’autore: la trasformazione dell’ordine liberaldemocratico sotto la spinta congiunta dell’iperliberismo e della rivoluzione tecnologica, e l’emergere di assetti di potere sempre più concentrati. Un contributo che si inserisce nel dibattito sulle nuove forme di capitalismo, sul rapporto tra mercato e democrazia e sulle prospettive di riforma degli strumenti politici e istituzionali.

Recensione del libro di Roberto Seghetti (Editori Laterza 2026)

«Una nuova ideologia sta avanzando. Non ha ancora preso il posto di quella liberaldemocratica, ma la insidia da vicino».

È una lettura lucida ma pessimista, storica e non storiografica, del sovvertimento dell’ordine mondiale avvenuto negli ultimi decenni quella offerta da Roberto Seghetti, giornalista e già portavoce per le Finanze al ministero dell’economia tra il 2006 e il 2008, autore del libro “Capitalismo feudale. Come liberismo e tecnocrazia hanno riportato indietro le lancette della storia” edito per i tipi della Laterza. Non senza un indizio finale circa la presenza di una luce in fondo al tunnel che fa sostenere all’autore che se il mondo nuovo non piace, “cambiare si può”. Ma prima di tutto occorre prendere coscienza che il mondo così come lo abbiamo conosciuto non esiste più. E, soprattutto, a mettere la parola fine a quel mondo e ai suoi valori non è stato il presidente degli Usa, Donald Trump, chiarisce subito Seghetti. Semmai Trump è stato un prodotto della nuova realtà con cui da qualche tempo stiamo avendo a che fare.

«La combinazione esplosiva tra la svolta iperliberista del capitalismo e la rivoluzione tecnologica» hanno contribuito a chiudere definitivamente, secondo l’autore, un ciclo storico che per quasi due secoli è stato alimentato dalla spinta propulsiva delle rivoluzioni borghesi, repubblicane e liberali. Seghetti indica con chiarezza come il mondo nuovo che ci troviamo oggi ad affrontare si fondi sul monopolio della ricchezza e della forza; un mondo che rappresenta una cesura rispetto alla società della seconda metà del Novecento. Tuttavia, sbaglierebbe chi credesse che il motore di questo cambiamento sia stato il presidente degli Stati Uniti. Semmai Donald Trump è stato «il catalizzatore delle novità», l’uomo che ha tolto quel velo di ipocrisia che negli ultimi anni aveva impedito di rivelare la prepotenza dei supermiliardari, l’insofferenza nei confronti delle regole, la commistione tra potere pubblico e ricchezza personale.

Parte da qui Seghetti, per dimostrare che Trump è diventato un sovrano assoluto che occupa il potere con amici fedeli, che si vendica di chi nei suoi confronti ha applicato le regole, che abbatte le barriere di autonomia della banca centrale, che sfrutta la Casa Bianca per arricchire sé stesso, che brandisce il piccone per azzerare le organizzazioni internazionali, che non disdegna il ricatto per imporre dazi o tasse, che pratica la prepotenza nei confronti dei più deboli. Un potere, quello dei miliardari di oggi, che nella dottrina di Trump deriva direttamente da Dio.

Lungo oltre 240 pagine l’autore racconta come, passo dopo passo, si sia esaurito il ciclo storico della democrazia liberale per essere soppiantato da un regime, di fatto, di oligopolio in cui è stata definitivamente archivia l’idea dei diritti uguali per tutti, in cui non solo immense ricchezze sono concentrate nelle mani di pochi, ma anche le persone comuni iniziano a non credere più nelle regole democratiche trasformandosi di fatti in “clientes”, come nell’antica Roma, e votando per il più ricco, per il più forte come è avvenuto negli Stati Uniti. E così, in un mondo in cui tutto si misura con il denaro, la corte torna ad essere il nuovo centro di potere e l’ereditarietà finisce per essere di moda. E in un mondo in cui famiglia e potere sono due facce della stessa medaglia, come spiega Seghetti, il familismo apre le porte al passaggio ereditario di immense fortune agli eredi che non hanno alcun merito e, in alcuni casi, alcun talento. Seghetti alza il velo su alcune nomine di Trump che ha occupato caselle, collezionato posizioni: a partire dai consuoceri Massad Fares Boulos e Charles Kushner – rispettivamente padri dei mariti delle due figlie Tiffany e Ivanka – nominati consigliere esperto per l’Africa e ambasciatore statunitense a Parigi.

È un mondo feudale quello in cui siamo precipitati. L’autore descrive con precisione i passaggi che hanno condotto il mondo democratico come l’abbiamo conosciuto in questa realtà distopica che fatichiamo ad accettare. Si inizia con il corale bacio dell’anello da parte dei feudatari americani alla corte di The Donald in occasione dell’Inauguration Day del gennaio di un anno fa, si passa attraverso il rituale di un potere ricevuto direttamente da Dio («Mi hanno sparato: è Dio che mi ha salvato per far sì che l’America possa tornare grande»), si zittiscono i giornali in un paese in cui la libertà di stampa è sempre stato considerato un potere sacro e in cui un presidente si è dovuto dimettere per una inchiesta del Washington Post. E, ancora, si entra in conflitto diretto tra il presidente e la magistratura con un braccio di ferro senza precedenti, si imbavaglia e intimorisce la Riserva Federale e il gioco è fatto. È il sovrano che vuole tornare a stampare moneta, è il presidente che attenta all’autonomia della Federal Reserve facendo pressioni esplicite affinché siano abbassati i tassi di interesse.

In un simile scenario Seghetti analizza l’onda lunga dell’epoca attuale che non si è svelata in un istante ma è il frutto di un processo che abbiamo avuto sotto gli occhi da anni, fotografa l’esistente ed esorta a combattere per cambiare un mondo che non piace e non appartiene. Non bastano le parole, servono le azioni. Ma per battere i nuovi feudatari occorre abbandonare gli strumenti politici e sociali utilizzati fino ad oggi; prima di tutto bisogna raccogliere la sfida senza sperare che siano altri a combattere per noi e poi, soprattutto, occorre trovare strade nuove, diverse.

La recensione del libro in pdf

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